I tesori segreti di Vasto - Un futuro mai visto

Il risultato del progetto è un insieme di immagini che ci rivela quale importante patrimonio sia ancora nascosto a Vasto.

con il contributo di:

Comune di Vasto-Exagogica-Patrizia Di Cicco-Umberto Di Cicco-Antonio Ottaviano-Federico Dessardo

Palazzo Genova Rulli

All’inizio del XVI secolo, addossato alle antiche mura medievali, proprio all’angolo con l’antico cardine massimo, l’attuale Corso Palizzi, si trovava l’antico complesso dell’Annunziata, formato da un luogo d’accoglienza di infermi e viandanti e da una chiesetta di antichissime origini.

Palazzo Genova Rulli

Palazzo Genova Rulli

Palazzo Genova Rulli_6

Palazzo Genova Rulli

Nel 1520 Don Rodrigo D’Avalos invitò il frate predicatore Giovan Battista da Chieti a trasferirsi a Vasto per introdurvi l’ordine dei frati domenicani. Al posto dell’ospedale venne così costruito un piccolo convento, dotato di un chiostro e di una loggia con una bella vista sulla marina.

Palazzo Genova Rulli

Il convento venne disciolto e incamerato al regio demanio con l’editto napoleonico del 1809. Con la Restaurazione, il complesso venne in seguito acquistato dal barone Giuseppe Antonio Rulli e riedificato per opera dell’architetto vastese Nicola Maria Pietrocola, che abbellì il palazzo con affreschi e lo dotò di uno splendido giardino alla napoletana laddove, prima, vi era stato il chiostro.

Palazzo Genova Rulli

Palazzo Genova Rulli

Genova Rulli Interni edificio

Palazzo Genova Rulli

Palazzo Genova Rulli

Palazzo Genova Rulli

Palazzo Genova Rulli

Palazzo Genova Rulli

Nel 1839 venne aggiunta alla proprietà l’ex chiesa del convento che il barone fece riedificare a sue spese e riaprì al culto nel 1854, dedicandola a Santa Filomena.

Palazzo Genova Rulli

Palazzo Genova Rulli

Palazzo Genova Rulli

Genova Rulli Interni edificio_56

Palazzo Genova Rulli

Palazzo Genova Rulli

Donato alla curia nel 1941 dall’ultimo discendente della famiglia, il Palazzo Genova Rulli fu prima adibito a tribunale e successivamente lasciato al triste destino di abbandono che oggi ancora lo caratterizza.

Chiesa santa Filomena

Antica chiesa del convento dell’Annunziata, sorge proprio di fronte all’omonima chiesa, di fondazione molto più antica (sembra che il luogo fosse dedicato al culto cristiano già nel 400 d.c.).

Chiesa santa Filomena

Situata oggi all’incrocio fra l’antico cardine massimo del municipio romano, oggi c.so Palizzi, e uno dei decumani, l’attuale via Anelli, è stata interamente ricostruita dall’architetto vastese Filippo Maria Pietrocola a partire dal 1846 e consacrata al culto di Santa Filomena nel 1854.

Chiesa santa Filomena

L’aspetto attuale è quello voluto dal Barone Luigi Genova Rulli nel 1918, che ne ordinò il restauro ed una nuova decorazione, oltre che la costruzione del campanile. Nonostante le dimensioni modeste proprie di una cappella gentilizia, l’interno della chiesa è molto suggestivo, grazie alla presenza del colonnato che forma due piccole navate rialzate rispetto alla navata centrale.

Chiesa santa Filomena

Chiesa santa Filomena

Chiesa santa Filomena

Chiesa santa Filomena

Chiesa santa Filomena

Conserva al suo interno alcune opere d’arte importanti: le tre tele di A. Carnevale (1923), un dipinto di San Pietro Martire di F.Lattanzio (1930) e la tela di Santa Lucia di A. Marchesani (1800 circa), oltre a interessanti esempi di statuaria (crocifisso ligneo, busto di S. Vincenzo Ferreri, statua di S. Espedito Martire ed un bellissimo Cristo incoronato di spine).

Chiesa santa Filomena

Chiesa santa Filomena

Chiesa santa Filomena

Chiesa santa Filomena

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San Fortunato

Cappella della Sacra Spina

Palazzo Della Penna

Lungo la Statale Adriatica che conduce dall’abitato al porto di Vasto, all’altezza del torrente Lebba, si può notare una folta macchia boschiva circondata da mura alte e bianche, dalle forme curve e barocche.

Palazzo Della Penna

Alcuni vastesi lo conoscono come il Palazzo dei Cento Diavoli, altri come l’orfanotrofio Genova Rulli, ma il suo nome corretto è Palazzo della Penna. Era la più bella villa dei marchesi D’Avalos e la sua costruzione, voluta da Innico III D’Avalos, fu terminata nel 1615.

Palazzo Della Penna-EX Genova Rulli

Palazzo Della Penna

Celebre all’epoca per gli arredi e per le opere d’arte, fungeva da residenza campestre e da masseria. Ospitò importanti personaggi, fra i quali il connestabile Fabrizio Colonna giunto a Vasto nel 1723 per ricevere l’ordine del Toson d’oro. Dal 1729, dopo la morte di Don Cesare Michelangelo D’Avalos, il Palazzo venne abbandonato per oltre un secolo. Risalgono a questo periodo i racconti sulla presenza dei diavoli, legati anche alla legenda che voleva il palazzo collegato alla misteriosa grotta de

Palazzo Della Penna

Nel 1835 la tenuta fu acquistata da Giuseppe Antonio Rulli, il quale provvide a restaurare il Palazzo. Il suo discendente, Barone Luigi Genova, alla sua morte lo destinò all’uso di orfanotrofio femminile.

Palazzo Della Penna

L’orfanotrofio Genova Rulli, chiuso negli anni ’80, è ancor oggi nel ricordo di tanti vastesi, così come è nei loro cuori il rimorso per l’abbandono di questo luogo così rappresentativo della storia della città.

Palazzo Della Penna

Torre del Moro Diomede

Piccola e tozza costruzione immersa fra i vicoli della vecchia Vasto, la torre del Moro fu costruita nel 1439 ad opera di Giacomo Caldora, come parte della cinta muraria difensiva occidentale. Appare oggi ad occhi distratti come un manufatto di scarso rilievo, mentre testimonia la trasformazione di Vasto nei secoli e costituisce l’unico monumento medievale giunto a noi in buona parte intatto.

Torre del Moro Diomede

I due castrum fortificati (guasto) creati nell’alto medioevo dai franchi (Guasto d’Aymone e Guasto Gisone) erano già stati riuniti nel 1385 e i due quartieri di San Pietro e Santa Maria costituivano già un unico nucleo urbano di cui l’uomo d’armi Giacomo Caldora prese possedimento facendone una signoria.

Torre del Moro Diomede

Per difendere la città verso il mare, Caldora si limitò a rinforzare le mura (note come Mura delle Lame), data la presenza di una scarpata che rendeva impossibile portare macchine d’assedio. Verso terra, invece, costruì ben 5 torri che, insieme all’alto maschio del castello (successivamente abbattuto), permettevano il tiro incrociato su chiunque si avvicinasse.

Torre del Moro Diomede

Anche verso occidente, all’epoca l’abitato era sopraelevato. Di circa 5 metri sulla piana sottostante in corrispondenza della porta Castello (l’attuale limite fra C.so de Parma e P.zza Rossetti), di 10-15 metri in corrispondenza delle mura a nord-ovest. Le torri di S. Spirito e del Moro, oggi ancora esistenti, svettavano quindi a oltre 25 metri da terra e rendevano questo tratto di mura, dette degl’Inforzi, un valido strumento difensivo.

Torre del Moro Diomede

Terminata la sua funzione, la torre del Moro è stata man mano inglobata nella successiva espansione della città. Per un lungo periodo è stata abitazione e bottega artigiana, ma le sue mura (con parti romane) e il caratteristico intonaco a canne della volta non sono stati manomessi.

Torre del Moro Diomede

Cisterne romane

La grandezza dell’insediamento romano di Histonium è ben evidente quando si pensa alla presenza di un anfiteatro adibito, alcuni pensano, anche alle naumachie e ad un impianto termale di una certa rilevanza come quello posto sull’odierna via Adriatica. L’aspetto caratterizzante dei principali monumenti romani dell’odierna Vasto è, in entrambi i casi, l’acqua. Ed è proprio alla captazione ed alla gestione dell’acqua che si legano alcuni fra i resti romani magari di scarso impatto monumentale.

Cisterne romane

Cisterne romane

Le cisterne romane conservate a Vasto sono, infatti, di ben due impianti distinti: le cisterne di Santa Chiara, presso l’omonima piazza, un tempo convento delle clarisse, e le cosiddette cisterne piccole, in via Laccetti. Erano servite da due acquedotti: quelle di Santa Chiara dall’acquedotto delle Luci e quelle di via Laccetti dall’acquedotto del Murello.

Cappella San Teodoro

Tutti i vastesi sanno che il santo patrono della città è San Michele. Alcuni sanno che lo è diventato solo nel 1827 mentre, fino a quel momento, il santo patrono era San Teodoro Martire, le cui reliquie erano state ottenute nel 1751 da Carlo de Nardis, seniore della città.

Cappella San Teodoro

Ben pochi ricordano che le reliquie del santo sono oggi conservate presso la bella Chiesa settecentesca della Madonna del Carmine, ma la loro dimora era originariamente una chiesa, costruita nel 1734 in quella che si chiamava allora Via dei Forni e inglobata nel palazzo proprietà dei de Nardis.

Cappella San Teodoro

Cappella San Teodoro

Cappella San Teodoro

Cappella San Teodoro

Quasi nessuno, infine, può dire oggi a Vasto di aver visto l’antica chiesa di San Teodoro aperta, perché, diventata successivamente cappella gentilizia dei baroni Ciccarone, proprietari del palazzo dal 1823, venne in seguito abbandonata insieme all’intero edificio.

Cappella San Teodoro

San Teodoro

Posta sull’odierna via S. Francesco D’Assisi, la chiesa di San Teodoro conserva ancora un pregevole impianto architettonico settecentesco. L’aspetto più rilevante, però, è il suo interesse storico, così come è di grande interesse il palazzo Ciccarone, che occupa l’intero isolato fra la via S. Francesco e via Anelli.

Cappella San Teodoro

La strada che delimita il confine occidentale del palazzo, l’attuale C.so Plebiscito (originariamente uno dei cardini dell’antica Histonium) prende, infatti, il nome dai moti risorgimentali di cui il palazzo, dimora del capo dei liberali antiborbonici vastesi, Silvio Ciccarone, fu teatro nell’ottobre del 1860. Il Palazzo conserva, inoltre, una biblioteca ottocentesca con scritti autografi del filosofo napoletano Silvio Spaventa.

Federico Dessardo

L'espediente formale per ritrarre una dimensione dell'anima

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